Ogni tanto me lo chiedo: cos’ha di speciale Tourtour che non appena comincio a salire in auto lungo i tornanti che mi portano al villaggio mi si apre il cuore? E che mi fa fremere di nostalgia quando sono lontano?

Difficile spiegarlo. Certo qui ho conosciuto persone speciali, ho passato estati splendide e serene insieme a tanti amici, qui mi sono messo insieme a colei che sarebbe diventata mia moglie, ho letto centinaia di libri e ne ho scritti un paio, ci ho anche scoperto due stelle supernovae… ma non basta, non basta a spiegare la magia che mi lega a questo posto.

E allora comincio a cercare nel profondo dell’anima e trovo nuove immagini, sensazioni più o meno limpide che mi donano delle tracce.

Vedo così l’amabilità dei sorrisi, il “bonjour monsieur” pronunciato affabilmente decine di volte al giorno, ad ogni incontro, anche fugace, vedo la serenità dei volti… e poi vedo gli spazi infiniti della Provenza che si stendono quasi senza limite, fino ai Maures, ai Bessillon, alla Sainte Victoire di Aix en Provence e di Cézanne, da quel magico belvedere della Tour de Grimaud che si affaccia su tramonti infuocati. Chiudo gli occhi e mi tornano alla mente quelle incredibili nottate passate a guardare le stelle, così luminose che pare di toccarle e che sembrano staccarsi da un cielo ancora scuro e incontaminato dalle luci. Mi giungono insieme i ricordi e le emozioni per le diverse comete viste ed ammirate nei cieli di Tourtour, dalla mitica Hale-Bopp del 96 fino alla recente Neowise di luglio 2020; e poi la Luna che sembra giocare a nascondersi dietro le querce secolari e i cipressi, e la Via Lattea ormai cancellata dall’inquinamento luminoso delle città, ma sembra ben visibile e chiara nel cielo di Tourtour.

E di giorno la sensazione di perdersi in lunghe pedalate per le colline che dividono Tourtour da Ampus e da Aups, nel silenzio di una natura incontaminata da presenza umana, scortati solo dal richiamo delle cicale e dalla presenza magnifica e discreta di farfalle e libellule. E dopo tanta natura, l’aperitivo nei bar della piazza, la visita alla biblioteca comunale, il concerto della domenica, i quattro passi fra le viuzze del centro storico medievale, sempre avvolto dalla serenità e dalla leggerezza che questo luogo, solo, mi sa trasmettere.

Ecco tutto questo mi avvolge adesso che sono distante, tenuto lontano dal luogo dell’anima da un virus che non vuole spegnersi e che comincio davvero ad odiare. Verrà il giorno che tornerò a Tourtour, certo, ma non riesco a cancellare la sgradevole sensazione che questo lungo periodo di lontananza sia un tempo che mi è rubato e per recuperarlo mi restano solo le illusioni che i sogni e i ricordi riaccendono dolcemente e mi portano a pensare col poeta che “il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Marco Migliardi